La lunga (seconda) notte di guerra di Kiev
Non si ferma la guerra in Ucraina. Dopo quella che è stata, forse, la notte più dura, la capitale Kiev è ancora in mano agli ucraini, sebbene il bilancio di morti e feriti stia aumentando di ora in ora. Questa mattina, all’alba, un missile russo ha colpito un palazzo residenziale, anche se da Mosca smentiscono la vicenda, sottolineando che i missili stanno abbattendo solo punti strategici di natura militare.
Secondo il portavoce del ministero della Difesa russo, Konashenkov, durante la notte sono stati colpite 821 infrastrutture militari ucraine, di cui 14 piste di atterraggio militari, 19 centri di controllo e nodi di comunicazione, 24 sistemi di difesa aerea missilistica S-300 e Osa, 48 stazioni radar. E sono stati abbattuti 7 aerei da combattimento, 8 elicotteri, 7 droni, 87 carri armati e 28 lanciamissili.
In queste ore il presidente ucraino Zelensky si appella al popolo affinché non deponga le armi e difenda Kiev assicurando che i Russi «sono ancora qui» e che a breve «arriveranno le armi dai partner» anche europei. Intanto la Casa Bianca ha chiesto al Congresso 6,4 miliardi di dollari per aiutare l’Ucraina.
La telefonata tra Zelensky e Draghi
In mattinata il presidente Zelensky ha sentito anche il premier Draghi e su Twitter ha scritto che «questo è l’inizio di una nuova pagina nella storia dei nostri Stati, Ucraina e Italia. Il presidente del Consiglio Mario Draghi in una conversazione telefonica ha sostenuto l’uscita della Russia da SWIFT, la fornitura di assistenza alla difesa. L’Ucraina deve entrare a far parte dell’Ue».
Famiglie in fuga
Mentre la città è sotto assedio, molti ucraini stanno fuggendo in Romania e al valico di frontiera di Porubne-Siret nella notte la coda ha toccato i 15 km. Oggi ci sarà una nuova ondata di arrivi. Molti i casi di uomini che accompagnano alla frontiera mogli e figli e tornano indietro per combattere contro i russi.
Le ritorsioni russe
Nel frattempo, a seguito del pacchetto di sanzioni emesse nei confronti di Mosca, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione russa Dmitry Medvedev ha parlato di nazionalizzazione delle proprietà di persone registrate negli Stati Uniti e nell’Ue come ritorsione nei confronti dell’Occidente.
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