Tamponi, Rigon: «Occorre snellire le procedure e sgravare i medici di base»
Tamponi, Rigon: «Occorre snellire le procedure e sgravare i medici di base»
Giulio Rigon, segretario provinciale della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale, fa il punto ai nostri microfoni in merito ad alcuni nodi legati alla situazione tamponi: quelli “post quarantena” si faranno in farmacia? Come si riottiene il green pass?
In queste ultime ore stiamo assistendo a uno scontro tra Regione Veneto e farmacie per la questione dei tamponi di fine quarantena. Questo fardello grava sulla categoria dei medici, stravolta dall’emergenza sanitaria e dall’emergenza burocratica. Giusto?
In effetti è così nell’ultimo mese e mezzo la capacità della medicina generale di sopperire alle carenze altrui si è fatta sentire. La macchina era sovraccarica, e come stiamo segnalando da giorni questo carico di lavoro burocratico ci fa mettere in secondo piano tutte le altre casistiche di cui ci occupiamo, come i pazienti cronici e le visite a domicilio. Spero che questa normativa venga presto ufficializzata, per poter snellire attraverso la farmacia una serie di passaggi. Vanno aggiustati ancora alcuni aspetti.
Dall’emergenza burocratica a quella sanitaria: vi aspettavate questa diffusione della variante Omicron?
È stata un’ulteriore prova di forza e resilienza. I colleghi per la maggior parte lavoravano fino alle 22 perché per telefono o via mail bisognava comunque sbrigare molte pratiche. Nei picchi più alti della patologia era difficile contattare gli studi medici, parliamo di una media di 300-400 telefonate al giorno, con punte di 1.800 telefonate, come nel mio caso. Le persone quindi si sono sentite abbandonate: non vi abbiamo abbandonati, ma non si riusciva a gestire concretamente l’ondata di telefonate e contagi. Spero che la curva si abbassi, perché dobbiamo capire come affrontare i prossimi mesi. Se ci sarà una nuova ondata la dobbiamo affrontare in modo più organico all’interno del sistema sanitario.
I medici di base si sono prestati anche alle vaccinazioni presso i propri studi. Inizialmente non era prevista un’attività di questo tipo, o sbaglio?
Non era prevista, ma è un nostro compito e ci siamo impegnati. Ogni mese facciamo circa quattrocento vaccinazioni nel nostro centro, grazie all’aiuto degli hub vaccinali riusciamo a offrire anche questo servizio. Durante il picco epidemico è stato difficile districarsi tra tamponi, vaccinazioni, nuovi positivi, green pass che non arrivavano e via dicendo, ma è nostro dovere seguire i pazienti.
Allo stato attuale, una persona guarita dal Covid come fa a riottenere il green pass?
Allo stato attuale serve comunque la certificazione di guarigione eseguita dal medico di base. Purtroppo al momento mi posso basare anche io soltanto su ipotesi, nulla è ancora certo. Si dice che il sistema regionale verrà presto automatizzato, quindi quando una persona caricherà il tampone negativo il sistema creerà il certificato di guarigione. Oggi non è ancora attivo questo servizio ma dovrebbe attivarsi presto, come già accade in alcune regioni italiane.
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