Vaccini ai bambini, se i genitori (sposati o separati) sono in disaccordo?

La campagna di vaccinazione per i bambini tra i 5 e gli 11 anni in Veneto è partita da poco meno di un mese. Una campagna che fatica a decollare. E se in alcuni casi sono i dubbi di entrambi i genitori a frenarne la corsa, in molti altri si tratta della resistenza di uno…

La campagna di vaccinazione per i bambini tra i 5 e gli 11 anni in Veneto è partita da poco meno di un mese. Una campagna che fatica a decollare. E se in alcuni casi sono i dubbi di entrambi i genitori a frenarne la corsa, in molti altri si tratta della resistenza di uno solo dei due. Resistenza che può portare davanti ad un giudice, il quale deciderà direttamente o attribuirà ad uno dei due la facoltà di fare la scelta.

Prima di arrivare ad una soluzione estrema, però, c’è la via del dialogo. Una via consigliata anche da chi, in questo periodo, ha ricevuto nei propri studi tante famiglie in conflitto e incapaci di prendere una strada condivisa.

«Come avvocati di famiglia -spiega la Presidente di Aiaf Veneto (Associazione Avvocati per la famiglia e i minori) Sabrina De Santi – il consiglio che diamo, soprattutto nel caso di genitori separati, per i quali il livello di conflittualità è particolarmente alto, è di deporre le armi e anziché scriversi attraverso di noi, di parlarsi, ascoltarsi, andare insieme dal medico e riprendere un dialogo per fare qualcosa per i propri figli insieme».

La presidente di Aiaf Veneto Sabrina De Santi.
La presidente di Aiaf Veneto Sabrina De Santi.

L’avvocato De Santi sottolinea come, in base alla propria esperienza, il disaccordo non sia frutto di trascuratezza nei confronti dei figli ma di timori per la salute di questi ultimi difficili da affrontare razionalmente in una situazione di conflitto.

«Noi – spiega De Santi – in questi mesi abbiamo spesso convocato le parti cercando di aiutarle a parlarsi, a parlare dei propri timori e a cercare di superarli. In questo caso lo si può fare solo con il medico”.

Se queste vie non fosse percorribile le strade sono due: nel caso di genitori sposati il ricorso sarà al giudice ordinario con un procedimento informale. Il giudice ascolterà i genitori, il figlio se maggiore di 12 anni, in alcuni casi anche se minore ma ritenuto capace di discernimento, e poi attribuirà ad uno dei due genitori la facoltà di scegliere. In questo caso dunque non sarà direttamente il giudice a decidere.

Diversa la situazione per genitori separati: «In questo caso -spiega De Santi- il giudice davanti al ricorso convocherà in tribunale i genitori, ascolterà entrambi, ascolterà il figlio e poi deciderà direttamente sul sì o il no al vaccino affidando ad uno dei due la facoltà di accompagnare il minore».

La tendenza dei tribunali in questi mesi è stata decisamente in favore del vaccino, seguendo di fatto la posizione della comunità scientifica mondiale.

Una rassicurazione, però, è doverosa. «Nel caso in cui sia il tribunale a decidere -spiega la Presidente De Santi- non lo farà mai sulla base di dati scientifici generici. I genitori, infatti, dovranno produrre in giudizio un certificato medico che attesti la buona salute del figlio e quindi la sua specifica idoneità a ricevere il vaccino».

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