Processo Pfas, la difesa chiede l’estromissione di buona parte delle parti civili
Ieri mattina si è riunta nuovamente a Vicenza la Corte d’Assise che giudicherà i 15 manager delle società Miteni spa (fallita), Mitsubishi Corporation e Icig, considerati responsabili dell’inquinamento ambientale provocato dal presunto sversamento incontrollato di sostanze perfluoroalchiliche, nelle province di Padova, Vicenza e Verona dal 2000 in poi.
Gli imputati sono accusati a vario titolo di avvelenamento acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari.
L’udienza è durata oltre sette ore, ai giudici Antonella Crea e Chiara Cuzzi, e agli otto giudici popolari, gli avvocati difensori degli imputati hanno chiesto l’estromissione di buona parte delle oltre trecento parti civili costituite, tra queste anche alcune posizioni delle mamme no Pfas.
«La costituzione in parte civile di Acque del Chiampo, Viacqua, Acquevenete e Acque Veronesi non è stata messa in discussione – spiega l’avvocato Marco Tonellotto, che insieme ai colleghi Angelo Merlin e Vittore d’Acquarone tutela gli interessi delle società idriche – questo sottolinea la piena legittimità delle posizioni dei quattro acquedotti che faranno valere i propri rilievi durante il processo». Le quattro società che si occupano di portare acqua a oltre 300mila residenti delle tre province ci Padova, Vicenza e Verona colpite dalla contaminazione di Pfas, hanno investito oltre 90milioni di euro nei nuovi lavori per l’approvvigionamento di acqua pulita.
Come già avvenuto la scorsa udienza il difensore del fallimento Miteni ha chiesto l’estromissione come responsabile civile ritendendo la totale carenza di giurisdizione del tribunale penale per questo tipo di tematica, a favore invece del tribunale fallimentare. Mitsubishi e Icig hanno chiesto la propria estromissione come responsabili civili perché nel corso delle indagini sarebbero state raccolte delle prove, per loro pregiudizievoli, senza la loro partecipazione.
La Procura ha replicato con la richiesta del rigetto di tutte le eccezioni. Su questo tema i giudici si esprimeranno la prossima udienza il 30 settembre.
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