Qualità dell’aria, l’impatto del riscaldamento a legna
Comincia oggi, 31 ottobre, e proseguirà per 15 giorni il monitoraggio relativo alla qualità dell’aria sul suolo veronese: lo studio è condotto da ARPAV in collaborazione con il Comune di Verona.
L’aumentato utilizzo negli ultimi anni di prodotti da combustione per il riscaldamento e delle pratiche di combustione all’aperto di residui agricoli come ramaglie o residui di potatura, hanno portato alla sottoscrizione da parte di ARPAV e del Comune di Verona di una convenzione per lo studio della qualità dell’aria a seguito degli inquinanti da fumo di legna.
L’uso delle biomasse solide ha portato ad un aumento delle emissioni di particolato primario (PM10 e PM 2,5) e delle concentrazioni di composti quali gli Idrocarburi Policiclici Aromatici e Carbonio, rilevabili sulla parte più fine del particolato.
Uno studio particolarmente importante anche dal punto di vista sanitario poiché recenti studi hanno dimostrato l’elevata pericolosità per l’organismo umano legato alle loro proprietà mutagene e cancerogene (WMO 2000).
L’attività di monitoraggio inizierà il 31 ottobre e proseguirà per 15 giorni con il monitoraggio della concentrazione di PM2,5 e inquinanti gassosi su cinque siti selezionati del comune di Verona.
I campioni di PM2,5 verranno poi analizzati in laboratorio per la determinazione di idrocarburi policiclici aromatici, levoglucosano, potassio e carbonio, indicatori questi ultimi di combustione di legna.
I siti individuati sono Borgo Milano e Giarol Grande, presso le stazioni fisse della rete di monitoraggio ARPAV, Quinzano, Montorio e Cadidavid.
Il campionamento verrà ripetuto in periodo invernale fino alla fine di marzo per un totale di 150 campioni prelevati.
L’analisi dei dati permetterà di conoscere la diffusione e l’impatto sulla qualità dell’aria dell’utilizzo di riscaldamento a biomassa in ambiente urbano.
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