A Soave una serata di prosa e poesia con Marco Bolla
Venerdì 18 giugno alle 20:30, presso il Parco Zanella di Soave, verrà presentato “Boche de pièra”, la prima pubblicazione ufficiale di Marco Bolla, autore nato nel 1979 che vive a Monteforte d’Alpone (Verona). E’ un giornalista pubblicista, ha collaborato con vari giornali ed è direttore responsabile di alcuni periodici locali. È stato per 17 anni direttore de “L’osservatore“, un giornalino letterario che veniva distribuito nell’Est veronese. Sue poesie sono state premiate o segnalate in vari concorsi letterari (“Conte Francesco Pellegrini” di Castion Veronese, “Conte Milone” di San Bonifacio, “Giovani Talenti” di Angiari, “Lisa Davanzo” di San Donà di Piave, “Ut Pictura Poiesis” di Roma). Nel 2014 con Panda Edizioni ha pubblicato “Boche de pièra“, un libro che raccoglie le poesie più significative scritte tra il 1999 e il 2009; e nel 2018 “La caduta“, un libro che raccoglie alcuni racconti scritti tra il 1998 e il 2017.
Il primo libro è diviso in quattro sezioni, e “Boche de pièra” è il titolo non solo del libro, ma anche dell’ultima sezione oltre che di una poesia. Queste tre parole, infatti, sono il filo conduttore di tutta la raccolta: la parola è l’arma più potente che l’uomo ha a disposizione, tanto che alcune possono fare male come fossero delle ver e proprie pietre. Nella prima parte della raccolta un ruolo molto importante lo riveste il paesaggio, che che rispecchia lo stato d’animo del poeta; nell’ultima parte, invece, la natura scompare e le poesie diventano piccoli sfoghi, attraverso i quali l’autore si interroga sulla società e ne condanna i falsi valori. «I versi delle poesie di Bolla – scrive nella presentazione l’amico Riccardo Calderara – sono i definitivi appunti affilati di un osservatore appartato, abituato a spiare la terra da angoli angusti con l’intenzione di snidare, tra gli attimi in incessante mescolamento che scompongono il reale, microscopici segni di verità». «Il libro, caratterizzato dalla concisione, dalla presenza del verso libero, da rime sparse qua e là e assonanze -commenta invece il poeta Renzo Favaron– scorre via sempre più agilmente, senza dimenticare mai l’attenzione dovuta al presente». La raccolta contiene versi in lingua italiana, ma soprattutto in dialetto veneto. Sebbene la sostanza poetica sia la medesima, per via della valenza connotativa di certi vocaboli sono maggiormente suggestive le poesie dialettali.
“La caduta” è invece la seconda pubblicazione ufficiale di Bolla dopo Boche de pièra. La raccolta si articola in due sezioni principali intitolate “Vecchi racconti (1998-2003)” e “Nuovi racconti (2013-2017)”; e si chiude con una breve sezione di racconti in dialetto veneto. «I primi testi risentono, talvolta, di un eccessivo appesantimento della prosa, dovuto alle frequenti citazioni colte e all’impiego di vocaboli rari e ricercati, spesso al limite dell’aulico (…). Per contro, i Nuovi Racconti risultano più asciutti e incisivi: il linguaggio si fa più snello, il ritmo più serrato» scrive Alessandro Spadiliero nella sua recensione. E prosegue: «L’esistenza di ogni giorno ci viene spesso presentata come un miscuglio di tedio, futilità e delusione: i protagonisti vivono con disagio il presente angoscioso, piatto, banale, paralizzati da un’inquietudine quasi metafisica, che li fa sentire totalmente estranei ai valori sostanzialmente materialistici della società odierna». Marco Bolla, in questa raccolta di racconti, ci esorta ad avere un atteggiamento più introspettivo, ci accompagna dunque a guardare con sguardo più profondo quanto si nasconde dentro di noi, scrutando con occhi attenti le relazioni che si intrecciano tra le persone, i desideri che le spingono a vivere, stuzzicando i lettori con storie che volutamente ci portano a riflettere sulla nostra esistenza.
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