Il grido d’allarme del trasporto pubblico non di linea
La denuncia parte dagli operatori del Trasporto Pubblico Locale non di linea di Vicenza e Verona, che sottolineano la grave crisi che colpisce il settore. Oltre a lanciare il grido di allarme, la categoria si è mobilitata per elaborare un piano di azioni con cui risollevare una situazione altrimenti drammatica.
«Per il nostro mercato – spiega Daniela Campostrini, tassista portavoce degli operatori Taxi e NCC per CNA Veneto Ovest – prevediamo una contrazione che continuerà anche nel biennio ’22-’23, legata al prevedibile minore afflusso di turisti in particolare dall’estero. E questo non farà che aumentare la concorrenza, innescando un vortice peggiorativo che inevitabilmente inciderà sulla sicurezza o sulla qualità dei servizi. Siamo di fronte a una situazione senza precedenti, con molti operatori già oltre i limiti della sussistenza economica. Ma non andiamo a elemosinare aiuti: le nostre sono proposte chiare e attuabili subito, per dare immediatamente ossigeno a tanti professionisti seri e alle loro famiglie»
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Prima della pandemia secondo i dati del Centro Studi CNA regionale erano quasi 2mila le imprese del settore tra taxi, licenze NCC e bus operator, con circa 3500 addetti. In dodici mesi la forza lavoro ha visto un calo mediamente superiore al 60% un po’ in tutto il territorio. Ma per gli addetti ai lavori un modo per salvare quello che resta esiste, e si costruisce in tre proposte: voucher mobilità, integrazione del trasporto non di linea ai servizi di mobilità comunali e tavolo permanente in Regione.
Un’ipotesi di voucher mobilità potrebbe prevedere l‘erogazione di un contributo prestabilito emesso dalla Regione Veneto, destinato a specifiche categorie (personale della pubblica amministrazione, personale sanitario, studenti, cittadini in movimento per raggiungere i centri di vaccinazione) che potrebbero utilizzarlo per sostenere in tutto o in parte i costi per lo spostamento tramite servizi non di linea.
Il secondo obiettivo è attivare procedimenti normativi per integrare in modo strutturato il servizio di Taxi e NCC ai servizi di mobilità ordinaria da parte dei Comuni, attraverso la stipula di specifiche convenzioni.
«E in ultima battuta – conclude Campostrini – chiediamo l’apertura di un tavolo permanente in Regione, per tutelare tutte le imprese del comparto e trovare strategie condivise con cui affrontare questo periodo, a partire dall’alleggerimento della burocrazia per le imprese e i cittadini, evitando così quei passaggi a vuoto che oggi ci costano ancora di più dato che ci ha già pensato la pandemia a svuotare i nostri mezzi».
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