Integrazione: a Corbiolo La Cordata prosegue per altri tre anni
Una casa, i documenti, un lavoro. È questo che assicura la comunità educativa La Cordata di Bosco Chiesanuova per minori stranieri non accompagnati, tra i 16 e i 18 anni, in generale provenienti dall’Est Europa, dai Balcani, da Albania, Mali, Pakistan, Ghana, solo per citarne alcuni. Il sogno di un futuro migliore per questi ragazzi dal passato difficile potrà proseguire per i prossimi tre anni grazie al nuovo bando comunale che lo scorso 10 marzo si è aggiudicata la cooperativa Prassi e Ricerca Onlus, dal 2017 realtà che gestisce la struttura in collaborazione con il Comune di Bosco Chiesanuova.
La comunità ha sede nella frazione di Corbiolo e al massimo può accogliere dieci ragazzi. Una volta raggiunta la maggiore età i giovani lasciano la struttura e vengono regolarmente inseriti nel mondo del lavoro.
«Per rispondere all’emergenza immigrazione – evidenzia Claudio Melotti, sindaco del Comune di Bosco Chiesanuova – potevamo scegliere se accogliere immigrati adulti oppure minori non accompagnati nella proporzione di tre ragazzi ogni mille abitanti. Abbiamo optato per la seconda ipotesi e così nel 2017 parte il progetto di inserimento lavorativo e sociale della comunità educativa La Cordata, gestito dalla cooperativa Prassi e Ricerca Onlus. Durante la permanenza all’interno della comunità i ragazzi hanno assistenza medica, studiano l’italiano e imparano un mestiere e, una volta maggiorenni, possono diventare forza lavoro per le attività tipiche locali che caratterizzano la Lessinia».

Ad oggi sono 27 i ragazzi che sono transitati all’interno della comunità educativa La Cordata e la maggior parte di loro, oltre ad aver trovato casa in zona, è stata inserita attivamente all’interno del tessuto produttivo locale.
«È un progetto di inserimento sociale e lavorativo che ha anche una forte valenza simbolica – evidenzia Sara Leso, responsabile della comunità – . Spesso i giovani originari di qui cercano un lavoro differente rispetto alle attività tipiche della Lessinia col conseguente spopolamento delle valli e la cessazione di tante attività che rappresentano non solo l’anima produttiva ma anche quella culturale di questo comprensorio. I ragazzi che aiutiamo nei due anni di permanenza in comunità invece sono ben felici di lavorare qui e trovano immediatamente occupazione. Così capita di trovare nostri “ex-ospiti” oggi impegnati in malga, al pascolo, in falegnameria, in aziende agricole, ma anche in ditte di tinteggiatura, di saldatura o in pizzeria».
Una sorta di esperimento lavorativo-sociale che da una parte tampona la fuga dei più giovani a valle e dall’altro permette alle tradizioni della Lessinia di non estinguersi.

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