Il lavoratore sportivo, le novità del Governo Draghi
di Emiliano Galati (Felsa Cisl)
La settimana scorsa il Governo Draghi ha approvato la riforma dello sport introducendo la figura del lavoratore sportivo. Infatti il Consiglio dei Ministri ha approvato i cinque decreti legislativi attuativi della delega approvata nell’agosto 2019. Un percorso tortuoso durato due anni che va a regolamentare questo mondo del lavoro abrogando una norma di quarant’anni fa: correva infatti l’anno 1981.
Non è stato incluso il riassetto della governance dell’ordinamento sportivo quello che riguarda le varie federazioni e il Coni; tuttavia, la riforma prevede anche un cambiamento per le società sportive dilettantistiche con maggiori possibilità di ripartire i dividendi e mutare il concetto di scopo di lucro.
Nello specifico viene definito lavoratore sportivo «l’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara che senza alcuna distinzione di genere e indipendentemente dal settore professionistico o dilettantistico esercita l’attività sportiva verso un corrispettivo al di fuori delle prestazioni amatoriali».
Nella nostra provincia parliamo di una platea di oltre tremila persone che a vario titolo sono dipendenti, autonomi o lavorano con il contratto di collaborazione coordinata continuativa. Grazie alle organizzazioni sindacali è un primo passo per estendere i principali diritti ai lavoratori di questo settore che ne era quasi completamente privo.
Bisogna ripartire da qui per monitorare la situazione e l’evoluzione di questo mondo del lavoro: con lo sblocco del decreto stabilità e l’erogazione delle indennità per le lavoratrici e i lavoratori sportivi si mantiene un confronto costante con la nuova compagine governativa in attesa della nomina del nuovo sottosegretario che sostituisca il precedente Ministro Spadafora.
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