Consorzi di bonifica veneti, 20 progetti per sicurezza idraulica e irrigazione
Per i Consorzi di Bonifica del Veneto in programma importanti investimenti in materia di ambiente e territorio legati alle fonti di finanziamento europee racchiuse nel cosiddetto Recovery fund e previsti dal Piano Regionale per la Ripresa e la Resilienza.
Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, l’associazione che riunisce gli 11 Consorzi di Bonifica regionali, nel corso delle consultazioni odierne in Seconda Commissione Consiliare (Ambiente) per la discussione del Piano Regionale per la Ripresa e la Resilienza.
«Le 20 schede progettuali proposte dai Consorzi di Bonifica del Veneto e accolte nel PRRR in materia di sicurezza idraulica del territorio ed efficientamento dell’uso della risorsa irrigua rappresentano la miglior risposta possibile ad esigenze di protezione dagli eventi meteorologici estremi e di rispetto della componente ambientale e paesaggistica del nostro pregevole territorio regionale. Lo sforzo di progettazione profuso, per un totale di 538 Mln € di opere (193 Mln € nel settore idraulico e 345 Mln € in quello irriguo), si basa sulla consapevolezza di disporre di strutture in grado di rendere operativi in tempi brevissimi questi investimenti».
Cazzaro ha inoltre ricordato che i Consorzi di Bonifica del Veneto, tra il 2018 ed il 2020, sono riusciti ad attrarre finanziamenti per circa 302 milioni, dando avvio a numerosi cantieri che si concluderanno nei prossimi due anni. «È ben collaudata la capacità dei Consorzi del Veneto di progettare secondo una logica di fattibilità e condurre in porto in tempi certi tutte le varie fasi esecutive dei lavori pubblici. Questi temi sono decisivi nell’ambito del Piano, i cui investimenti sono governati dall’esigenza europea di rapida esecutività (affidamento entro il 2023) e tempistica certa per la rendicontazione delle spese (2026)». Il presidente di ANBI Veneto ha voluto infine esprimere il proprio apprezzamento per l’inserimento nel Piano ripresa e resilienza di un progetto da 100 milioni di euro a cura della Direzione Agroambiente della Regione, per la creazione di una rete di invasi ad uso plurimo, per la fitodepurazione delle acque nelle aree a maggior pressione ambientale diffusa e il loro stoccaggio in vista dei sempre più frequenti periodi siccitosi.
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