Veneto, denunce di infortuni Covid: 1 su 5 è di una donna veronese

Alla data del 31 dicembre 2020 in Veneto sono stati denunciati all’INAIL ben 12mila e 735 infortuni per Covid-19.  Di queste denunce duemila e 500 (un quinto del totale) provengono da donne lavoratrici della provincia di Verona. Una cifra che è più alta del totale delle denunce presentate complessivamente (uomini e donne) in ogni provincia del…

Alla data del 31 dicembre 2020 in Veneto sono stati denunciati all’INAIL ben 12mila e 735 infortuni per Covid-19. 

Di queste denunce duemila e 500 (un quinto del totale) provengono da donne lavoratrici della provincia di Verona. Una cifra che è più alta del totale delle denunce presentate complessivamente (uomini e donne) in ogni provincia del Veneto, esclusa naturalmente Verona il cui totale arriva a tremila e 377 comprendendo anche 877 uomini.

Le schede INAIL rappresentano anche come la continua crescita del numero di queste denunce (dalle 896 al 30 giugno fino alle attuali duemila e 500) abbiano mantenuto la percentuale stabile attorno al 20% del totale.

Cosa succede quindi nel lavoro femminile veronese? Quali sono i fattori che stanno producendo questa pandemia al femminile nel contesto di una diffusione della infezione da COVID-19? Certamente la provincia Verona è, fin dall’inizio, quella da cui proviene il maggior numero di denunce (dal 29,5 % del 30 giugno al 26,5 del 32 dicembre, la quota più bassa) e chiaramente sproporzionate in eccesso rispetto alle grandi province del Veneto sotto il profilo degli occupati; ma questo non basta a spiegare numeri così alti.

Considerando che, sia a livello nazionale che regionale, la maggior parte delle denunce sono inoltrate all’INAIL da personale occupato nel comparto socio-sanitario pubblico e private (infermieri, OSS e medici occupati in ospedali, case di cura e residenze per anziani) appare comunque evidente che nel Veronese l’infezione continui a dilagare in questi ambienti di lavoro dove prevalgono le donne tra gli addetti. Ma anche questa ipotetica spiegazione non basta: il personale occupato in questi comparti è simile, come quantità, a quello operante nelle province venete di Padova, Treviso e Venezia.

È però urgente saperne di più e per questo è necessario che INAIL fornisca informazioni più dettagliate sui luoghi di lavoro, le professioni e le altre caratteristiche di queste denunce. 

Attualmente l’Istituto si ferma infatti nell’analisi dei dati più dettagliati alla sola dimensione regionale, informazioni insufficienti per avere un quadro preciso della situazione e quindi per predisporre azioni di contrasto mirate ed efficaci. Per questi motivi Cisl Verona intende chiedere a INAIL, SPISAL e Prefetto una attenzione mirata e maggiori informazioni su quanto sta succedendo.

«Vogliamo capire quali sono state le effettive condizioni nelle quali le persone si sono infettate, se ci sono precise responsabilità ma per implementare la vigilanza dei Comitati Aziendali e promuovere ulteriori misure di tutela. Come abbiamo visto la strada delle vaccinazioni è ancora in salita. Non possiamo permetterci di abbassare la guardia proprio ora, mettendo a rischio la salute di persone che potrebbero trascinarsi conseguenze anche permanenti all’apparato respiratorio o neurologico».

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