Esercenti chiusi per protesta, Vesentini: «Non siamo interruttori»
Il Governo ha collocato l’Italia in zona gialla il 7 e 8 gennaio, dando così la possibilità ai ristoratori di aprire, anche se solo per un paio di giorni. Ma più che un aiuto, per molti esercenti è suonato come una presa in giro. E così un centinaio di esercenti veronesi ha deciso di incrociare le braccia proprio in questi due giorni per protestare contro le decisioni del Governo. A parlarcene è stato Simone Vesentini, portavoce dei Ristoranti tipici di Verona e titolare di Osteria Caffè Monte Baldo.

«La situazione è estremamente grave e ci muoviamo già da un anno con estrema difficoltà: con le prime chiusure di marzo 2020, un’estate in cui è mancato completamente il turismo, e a Verona è stato un danno enorme, seguito poi da un autunno con un buon mese di settembre grazie ai clienti veronesi. – ha detto Vesentini – Ci troviamo alle spalle la chiusura nel mese più importante, durante tutto il periodo festivo: le nostre sono aziende ormai in severa difficoltà colpite da debiti rispetto ai proprietari degli immobili, della filiera e c’è un’emorragia di posti di lavoro perchè non riusciamo più a garantire l’occupazione in un settore che una volta era molto dinamico. Aver perso il mese di dicembre e le festività valeva alcuni mesi di lavoro e ci troviamo con delle scorie enormi. Anche l’apertura, quando arriverà, ci troveremo in una situazione di estrema debolezza con la clientela ancora impaurita e i mesi più difficili saranno probabilmente febbraio e marzo e vedremo delle chiusure definitive di molti nostri colleghi».
Con questa protesta «vogliamo mandare un messaggio semplice: le imprese non sono interruttori che possono essere accesi e spenti a piacere. Il pensare di aprire in questi due giorno non può essere un modo dignitoso per fare impresa e rischia di essere più costoso del rimanere chiusi. Noi trattiamo con alimenti e abbiamo bisogno di fare scorta, di gente che manipola gli alimenti e questo non può essere garantito in questi due giorni. Non siamo marionette e non siamo disponibili a cadere in questi compromessi. L’aspetto sanitario inoltre non dipende da noi: i numeri dopo due settimane di chiusura forzata parlano chiaro e rimarremo chiusi a garanzia dei nostri clienti e dei nostri locali».
«Dopo un anno possiamo dare delle misure: il delivery e il take away non possono essere la soluzione. Funzionano magari in grosse città come Milano e Roma, ma non a Verona, che è molto piccola. – ha spiegato Vesentini – Inoltre non è una soluzione per una grande fascia di ristorazione, perchè non copre il monte-spese dell’attività. Sì è un modo utile per rimanere in contatto con il cliente, ma da un punto di vista finanziario non è sufficiente. Facendo un esempio su di noi: il 24 e il 31 abbiamo fatto delivery ed è stato gratificante, ma tolti quei due giorni di festa la gente non ordina nulla se non pizza e sushi».
Cosa si aspettano quindi gli esercenti, nei prossimi mesi, dal Governo? «Razionalmente in questo momento noi ci aspettiamo aiuti da parte del governo. Noi e i nostri collaboratori abbiamo bisogno di aiuto a livello nazionale e locale. A livello nazionale perchè il governo ha dimostrato di non capire i modi e i tempi dell’impresa, ma deve dare corpo alle promesse che ha fatto, come l’ultima tranche dei ristori soprattutto per i nostri collaboratori. – ha concluso Vesentini – La cassa integrazione nel settore ristorativo è ferma a ottobre, quindi se dobbiamo tenere chiuso chiediamo al governo di mettere in atto le promesse che ha fatto. Agli amministratori locali chiediamo attenzione, agendo dove possono e preparando la ripartenza con serenità».
Leggi anche: Ristoratori in protesta, Confesercenti Verona: «Abbandonati nell’incertezza»
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