Il nodo dei Covid Hotel veronesi: la parola agli albergatori
Sono una ventina le strutture ricettive che nelle scorse settimane hanno dato disponibilità per diventare “Covid Hotel” e sono quindi entrate nella lista regionale, che a regime, dovrebbe contare almeno un hotel per provincia. A Verona sono tre le strutture papabili che si sono dette disponibili: si tratta dell’Ark Hotel di Verona, l’Hotel City di San Giovanni Lupatoto e l’Hotel Postumia di Dossobuono. Sul tema però ci sono ancora delle criticità, alcuni nodi che riguardano la gestione degli ospiti su cui gli albergatori non hanno ancora ricevuto indicazioni. A confermarcelo è stata Patrizia Mazzocchi, dell’Hotel Postumia di Dossobuono.
«La settimana scorsa abbiamo ricevuto da Confcommercio una mail, che sottolineava essere solo informativa, in cui ci si chiedeva la disponibilità a ospitare pazienti in via di guarigione o positivi che non potevano esercitare la quarantena a casa per motivi famigliari o per spazi ristretti. – ci ha spiegato Patrizia – A questa mail abbiamo risposto dicendo che eravamo interessati ad avere notizie in merito alle procedure, protocolli per ospitare questo tipo di clientela. Noi abbiamo risposto il pomeriggio di lunedì scorso confermando la nostra disponibilità ad avere informazioni. Ventiquattro ore dopo abbiamo ricevuto telefonate in cui persone chiedevano informazioni sul fatto che fossimo diventati Covid Hotel. Abbiamo provato a informarci, ma nel frattempo parenti, amici e persone che ci conoscono ci hanno contattato perchè hanno visto sui social e online la notizia».
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Sulle procedure, però, regna ancora il silenzio: «Intanto noi da parte degli organi competenti (la Regione, la protezione civile, l’Ulss, e la Confcommercio) non abbiamo ricevuto nessun tipo di informazione. – dice Patrizia – Per esempio: che pazienti potrebbero arrivare, come riceverli, come trattarli, dove vanno deposti i rifiuti e le lenzuola, il cibo. Quindi in questa settimana siamo stati subissati di telefonate da parte di persone che volevano venire e chiedevano quanto costa al quarantena e noi abbiamo dovuto rispondere che non sappiamo nulla».
«Dobbiamo sapere se le persone sono assolutamente autosufficienti e in grado di gestirsi e di mantenersi dentro la camera in condizioni ordinate. – continua Patrizia – Inoltre: io devo fare le pulizie in camera oppure no? Se le faccio, mi devo bardare? L’aria che respira dentro la camera deve essere sanificata giornalmente? Posso tenere altri clienti dentro altre stanze? Noi siamo favorevoli, perchè in questo momento gli hotel stanno soffrendo la crisi e potrebbe diventare un “business”, con un nuovo tipo di clientela da servire, ma se non abbiamo un protocollo di sicurezza per noi e per i clienti che ospitiamo, non capiamo a chi dobbiamo dire di sì. Noi abbiamo anche una responsabilità che può diventare penale, quindi devo tutelarmi per ospitare persone che potrebbero ammalarsi e farmi ammalare».
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