Al Teatro Nuovo la creatività è “open air”
Data la chiusura dei teatri al pubblico con il DPCM di fine ottobre, il Teatro Stabile del Veneto ed il Teatro Stabile di Verona avevano deciso di aprire i loro spazi all’arte, con il progetto “Il Teatro si mostra”. Ora, con l’ultimo decreto e la chiusura anche di mostre e musei, il Teatro Stabile di Verona e l’Accademia di Belle Arti di Verona, colgono questa nuova sfida e decidono di non annullare la mostra, ma di ripensarla, rivolgendola all’esterno, rendendola quindi fruibile dall’aperto, semplicemente osservando la facciata esterna del Teatro.
Le bacheche del Teatro, che di solito ospitano i manifesti degli spettacoli, ospiteranno le opere
Una sequenza di reazioni all’emergenza sanitaria, un continuo adattarsi e rispondere ai divieti in nome della creatività e della resilienza. E se musei e spazi espositivi devono chiudere, possono però trasformarsi, diventando “open air”. Gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Verona, insieme al Teatro Stabile del Veneto – così come i colleghi veneziani nel capoluogo veneto – hanno annunciato qualche giorno fa il progetto di usare i teatri come musei temporanei, data la loro chiusura agli spettacoli a causa dell’emergenza sanitaria. Le ultime recenti disposizioni hanno bloccato però anche la frequentazione dei musei per ragioni di sicurezza. La soluzione creativa escogitata dall’Accademia di Belle Arti di Verona per superare la nuova difficoltà è quella di usare le porte, le bacheche e le pareti esterne del Teatro Nuovo di Verona come spazio espositivo, con le opere di Cecilia Artioli, Veronica Bragalini, Da Silva, Davide Galandini, Francesco Lasala, Francesco Mangiafridda, Chiara Marcon, Anna Rochiato, Anna Ulivi, Alessia Valloncini, Chiara Ventura.
“Mai Pacifica” è una selezione di opere degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Verona nate durante il lockdown di primavera. Un insieme di foto, video, immagini e installazioni prodotte nel tentativo di venire a patti con i limiti e gli ostacoli generati dall’isolamento nelle proprie abitazioni. In alcuni casi si tratta di opere legate all’osservazione, in altri di riflessioni e meditazioni.
Un uso creativo dello stato di eccezione, uno sforzo per non restare passivi di fronte a una crisi epocale e cercare invece di trasformare l’anomala esperienza storica in un motore di espressione. Il fatto stesso che queste opere vengano ora esposte in relazione alla seconda ondata epidemiologica, superando i nuovi limiti imposti dalle ultime restrizioni che chiudono, tra gli altri, i teatri e, nelle ultime ore, anche musei e mostre, attesta in modo iconico la spinta a non voler tacitare la propria voce artistica e il desiderio di mantenere vivi e attivi gli spazi pubblici legati alla produzione di arte e cultura.
«La resilienza non è una cosa, è un’attività – commenta Marco Giaracuni, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Verona -. È una sfida aperta. Più le situazioni diventano complicate, più la creatività può aiutare a individuare strade e percorsi alternativi. Anche a livello esperienziale, il ricorso all’espressività artistica può aiutare a dare una forma allo stress prodotto dalla anomala situazione pandemica.” “Si tratta di vedere le esposizioni come parte del paesaggio urbano – aggiunge Francesco Ronzon, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Verona. Se ci si pone in quest’ottica, è facile pensare al perimetro esterno del Teatro Nuovo come una specie di museo open air a disposizione della città. Un palinsesto artistico da fruire nel corso delle proprie attività quotidiane».
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