Al Teatro Nuovo si riparte con “Antigone”
Riprende l’attività teatrale dopo la chiusura dei teatri per una settimana disposta dal Ministero della Salute e dalla Regione del Veneto. Martedì 3 marzo alle 20.45 al Nuovo, settimo appuntamento con la rassegna “Il Grande Teatro” organizzata dal Comune di Verona e dal Teatro Stabile di Verona con Unicredit come main partner e l’azienda vinicola Santi come official partner.
In programma “Antigone” di Sofocle nella traduzione e nell’adattamento di Alessandra Vannucci e di Laura Sicignano che cura anche la regia. Ne sono interpreti Sebastiano Lo Monaco (Creonte), Barbara Moselli (Antigone), Lucia Cammalleri (Ismene), Egle Doria (Euridice), Luca Iacono (Emone), Silvio Laviano (soldato / messaggero), Simone Luglio (guardia), Franco Mirabella (Tiresia) e Pietro Pace (soldato). Di Guido Fiorato le scene e i costumi, di Edmondo Romano le musiche originali eseguite dal vivo, di Gaetano La Mela le luci. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Catania.
Fra le tragedie di Sofocle, Antigone (441 a.C.) è forse quella che più ha ispirato, nel corso dei secoli, scrittori e drammaturghi: dall’Antigone (1580) di Robert Garnier a quella di Vittorio Alfieri del 1776, da quella pacifista di Walter Hasenclever del 1917 a quella di Jean Anouilh del 1944, fino alla riscrittura di Bertolt Brecht del 1947, Antigone des Sophokles, basata sulla traduzione di Friedrich Hölderlin. Casuali le due date 1917 e 1944 mentre erano in corso due terribili guerre mondiali? Casuale l’ambientazione di Brecht in una Berlino del 1945 che sta per cedere agli alleati?
All’indomani di una guerra civile che ha visto Eteocle e Polinice (figli di Edipo) uccidersi reciprocamente, Creonte, re di Tebe, ordina che non sia data sepoltura al cadavere di Polinice. In nome di una giustizia umana che precede e supera le leggi, la giovane Antigone (anche lei figlia di Edipo) si oppone a questo editto. Antigone è la diversa, l’eccezionale. È nata da un incesto. È stata condannata a un destino di profuga dal padre Edipo. È sorella di due fratricidi. E soprattutto è donna e ribelle. Si scatena così contro Creonte, a conferma del tragico destino che contrassegna la stirpe dei Labdacidi. La pietas di Antigone la fa estranea alle leggi della città, la pone in diretto contatto con le leggi degli dèi e dei morti: Madonna pagana, eccola piangere sul corpo del fratello, celebrare il rito di non abbandonare il cadavere allo scempio delle bestie e delle intemperie, ma di restituirlo alla madre terra. Creonte e Antigone esasperano il loro fronteggiarsi. Il Coro, testimone e tramite tra la tragedia e il pubblico, assiste pietoso e impotente.
Dopo la “prima” di martedì lo spettacolo replica tutte le sere alle 20.45 fino a sabato 7 marzo. L’ultima rappresentazione, quella di domenica 8 marzo, è invece alle 16.
Biglietti in vendita al Teatro Nuovo, Box Office, circuito Geticket, sportelli Unicredit e on line su www.geticket.it. Giovedì 5 marzo alle 18 gli attori incontrano il pubblico nel foyer del Teatro Nuovo. L’ingresso è libero.
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