La “Messa Vaticano II” del maestro veronese Geraci a San Pietro
È risuonato anche un pezzo di Verona nella Messa per la Giornata Mondiale dei Poveri celebrata stamattina in Vaticano, da Papa Francesco. La liturgia, trasmessa in mondovisione su Rai Uno, alle 10, è stata infatti animata dalla “Messa Vaticano II” composta dal maestro Giovanni Geraci, direttore della Cappella Musicale della Cattedrale di Verona, ed eccezionalmente eseguita dalla Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, diretta da don Marcos Pavan.
Un grande riconoscimento per la Diocesi di Verona, e per l’autore della partitura per coro a 4 voci miste e organo (su temi tratti dall’omonima messa di Luigi Picchi), avviata nel 2014 su input dell’allora maestro di cappella Alberto Turco, e in seguito pubblicata dalle Edizioni Carrara di Bergamo, per omaggiare, nel 2018, il 50° anniversario della composizione originale dello stesso Picchi.
«L’esecuzione nella Santa Sede mi è stata proposta da Josep Sole Coll, primo organista della basilica di San Pietro, che avevo già avuto modo di conoscere tanti anni fa, durante i miei studi all’Istituto Pontificio di Musica Sacra» – racconta Geraci, da tempo attivo nella città scaligera con un’intensa attività musicale focalizzata su repertori di musica sacra e liturgica, di cui questa messa rappresenta un fiore all’occhiello – Si tratta di un’opera polifonica nata proprio dentro (e per) la nostra Cattedrale, con l’obiettivo di favorire il canto assembleare, in linea con le indicazioni del Concilio Vaticano II».
Le forme liturgico-musicali adottate sono caratterizzate da un dialogo fra la schola (il coro) e l’assemblea, che assicurano una partecipazione attiva di quest’ultima alla liturgia e, al contempo, il ruolo di “guida” e “prestazione solistica”, di cui la prima è storicamente investita.
La stessa Messa Vaticano II del Picchi costituisce uno dei primi esempi di trasposizione del nuovo Ordinario della Messa dal latino in italiano. «Le sue linee melodiche sono infatti rispettose della metrica testuale, sono connotate da una innata solennità e comoda estensione, che l’hanno resa tra le messe più eseguite nelle nostre comunità parrocchiali».
Molti i musicisti del Novecento cimentatisi in riscritture polifoniche dei celebri brani di questa messa (Signore pietà, Gloria, Santo e Agnello di Dio Gloria, Santo, Agnello di Dio). Quella a firma di Geraci, però, rivela una raffinatezza di linguaggio che evidentemente ha catturato anche la Santa Sede. «Grazie alla loro funzionalità liturgica, dovuta alla spontanea immediatezza delle melodie intonate dall’assemblea, ovvero all’alta solennità data dalle elaborazioni contrappuntistiche affidate alla schola, tali canti fanno ormai parte non solo del repertorio del duomo, ma di diverse altre realtà corali della diocesi scaligera».
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