Abiti e scarpe, architetture: in passerella il pensiero artigiano veronese
Bello, bellissimo. Una scenografia spettacolare, che ha riempito la volta a navata unica, scandita da costole di cemento armato a sesto acuto, della Galleria Mercatale di luci colori, effetti speciali e di sogni.
Un tempo, bancali di frutta e verdura, camion da caricare, un via vai di persone e voci, enormi bilance di ferro, mettevano in atto un mercato, una “piazza Erbe” fuori mura, dove lo scambio non solo di merci, ma anche di esperienze era giornaliero, quel produrre “cultura”, vivere.

È rimasta quella sensazione di trovarsi nel ventre della balena di Pinocchio, e come il burattino di legno con la bocca aperta estasiati alla vista delle ballerine luminose sui trampoli e dalla voce della soprano che ci ha legati indissolubilmente al centro della città, prima dell’inizio.
Dal centro di Verona riprendiamo il filo, da quella Domus Mercatorum che vedeva gli Scaligeri esperti commercianti di lana e seta, lana che si cardava in corte sgarzerie, fili che oggi ci portano a cucire la città fuori dalle mura antiche recuperando con nuovi contenuti e relazioni gli spazi post industriali. È di moda.
Su questo nuovo tessuto urbano, la Camera di Commercio di Verona, quella originaria Domus mercatorum, e Confartigianato Verona, quelle arti e quei mestieri che un tempo erano corporazione, e tra questi i sarti ieri sera protagonisti, hanno fatto sfilare il loro pensiero artigiano in forme di abiti, camicie, scarpe e borse.
Idee e materiali, fatture di mani esperte hanno scandito la passerella al centro di un’architettura meravigliosa, mettendo in moto una doppia rinascita, quella del luogo e quella del settore tessile veronese, aprendo una porta nello spazio che ancora dobbiamo attraversare. È solo l’inizio.

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